05-03-2015

AVVISTATO UN VERO GRIZZLY NELLA CAPITALE 

Linea d’attacco di grande esperienza, capace di giocare anche in linea difensiva e con un trascorso da QB prima di approdare in High School; alto 194 cm. per 140 kg,, un concentrato di esplosività e tecnica che può solo giovare alla causa dei Grizzlies Roma. Di chi stiamo parlando? Di Devon Dawson, l'unico americano a roster della squadra capitolina. Un ritorno al Football giocato per Devon, che in patria era considerato un possibile prospetto in chiave NFL: già All-Star Offensive Linemen in High School e First Team All-Conference al College. Ma l’abbandono degli studi, al penultimo anno di College, gli ha precluso la possibilità di diventare professionista, aprendo però le porte di una nuova esperienza altrove. E’ così che nel 2011 Devon approda in Italia per vestire la divisa dei Lazio Marines e misurarsi con il Football tricolore. Un altro infortunio (questa volta alla spalla) segna nuovamente la sua carriera; ma Devon non si abbatte e si sposta in sideline, dove inizia una carriera da allenatore. 

Ma chiunque abbia indossato casco e paraspalle sa che il richiamo del campo è troppo forte per far finta di non ascoltarlo, che finché si ha la forza e la voglia non si smetterà mai di desiderare un altro snap: ed è proprio quello che è successo a Devon, che ha espresso la propria voglia di tornare in campo a coach Gramigna (attuale membro dello staff dei Grizzlies), il quale non ci ha pensato su due volte a proporlo alla dirigenza, che lo ha accolto a braccia aperte. Una carriera, quindi, che per Devon non finisce, bensì si appresta a scrivere un nuovo capitolo, a tinte arancio e blu.

Ma lasciamo spazio al protagonista, prestatosi volentieri ad un’intervista di presentazione prima di scendere in campo per uno degli ultimi allenamenti prima dell'esordio in campionato:

Dietro ogni giocatore c’è una storia, un motivo, per cui ha deciso un preciso sport rispetto ad un altro. Qual è stato il tuo primo approccio con il Football Americano? A che età e perché hai deciso di giocare a Football ?

Negli Stati Uniti il football fa parte della vita di tutti i giorni ed è normale iniziare a giocare da piccolissimi: ho iniziato a circa 5 anni, ma giocavo anche a baseball e basket; crescendo ho anche praticato atletica leggera; in fondo, però, il football americano è sempre stato il mio sport preferito.

Dapprima High School alla Greer ed in seguito il salto in NCAA con la South Carolina State. Hai mai immaginato un futuro in NFL o hai sempre preso la tua carriera un giorno per volta senza pensare troppo al professionismo?

Il mio sogno è sempre stato quello di giocare in NFL, quando ero ancora in high school sembrava quello il mio destino: molti head coach, dalle migliori università del paese, vennero a trovarmi per convincermi a scegliere il loro programma; purtroppo, durante l’ultimo anno di high school, subii un serio infortunio al ginocchio, che mi impedì di accedere ad una delle migliori università. Ripresomi dall’infortunio frequentai la South Carolina State, un’ottima università, anche se di seconda fascia, da cui diversi giocatori sono riusciti a passare al professionismo; mi guadagnai un posto da titolare giocando tre anni ad alti livelli ma, purtroppo, da giovani si commettono errori di cui poi ci si pente quando è troppo tardi: decisi di interrompere la carriera universitaria prima dell’ultimo anno, precludendo qualsiasi possibilità di diventare professionista.

Come mai hai deciso di venire in Italia e confrontarti con il Football tricolore?

Dopo aver interrotto gli studi sono stato un anno fermo, nell’autunno del 2010 venni contattato da coach Brock Olivo, in quel periodo head coach dei Lazio Marines e del Blue Team, per venire in Italia: tornare a giocare a football, oltretutto viaggiando per il mondo, era un’occasione da prendere al volo, e dopo pochi mesi mi trovavo già a Roma pronto ad affrontare il campionato IFL 2011.

Quali sono le differenze sostanziali tra il Football a cui eri abituato in America e quello che si gioca qui in Italia ?

Fra il football giocato negli States e quello italiano c’è un abisso, soprattutto per quanto riguarda la preparazione: ero abituato ad allenarmi 2 o 3 volte al giorno per 6 giorni a settimana, oltre alle partite; qui ci si allena 2 o 3 volte a settimana; in college ci si allena tutti come professionisti, in Italia ci sono ragazzi che si allenano molto seriamente, altri meno, ma la passione in generale è ammirevole: non è facile allenarsi la sera, dopo una lunga giornata di lavoro o di studio.

Due importanti infortuni hanno “caratterizzato” la tua carriera. Sono stati questi stop a condizionare la tua scelta di passare sulla sideline in veste di coach o era un tuo sogno allenare?

Diciamo che, dopo l’infortunio subito nel corso del campionato IFL 2011, la scelta di passare sulla sideline è stata obbligata; c’è anche da premettere che mi sono innamorato di questo paese e non solo: qui ho avuto un figlio, King, che il 27 febbraio ha compiuto tre anni; con la mamma abbiamo ancora un buon rapporto anche se non stiamo più insieme. Non avevo intenzione di lasciare Roma quindi, oltre a trovare un lavoro che mi desse la possibilità di vivere vicino a mio figlio, ho avuto la possibilità di rimanere nel mondo del football americano da allenatore; in fondo ho sempre pensato che un giorno, smessi i panni di giocatore, avrei insegnato ad altri questo sport fantastico.

Da allenatore hai avuto l’occasione di confrontarti anche con il Football Brasiliano, l’hai trovato simile a quello Italiano o più vicino a quello a stelle e strisce?

L’esperienza brasiliana è stata una parentesi molto interessante: la tecnica individuale dei sudamericani è molto simile a quella dei giocatori italiani, i brasiliani sono, però, fisicamente ed atleticamente superiori, per capirci: sono più grossi e più veloci, probabilmente perché passano più tempo sia in palestra che sul campo o sulla pista di atletica.

Il ritorno sul campo dopo l’ultima esperienza nei Marines Lazio, questa volta con i Grizzlies Roma. Cosa ha determinato la tua scelta di tornare in campo? La scelta dei Grizzlies è dovuta ad una voglia di fare una nuova esperienza o hai scelto gli Orsi per la presenza di coach Gramigna che ti ha allenato ai tempi dei Marines?

A 28 anni ho scoperto di avere ancora tanta voglia di divertirmi giocando a football; mi sono ripreso molto bene dall’operazione al capolungo del bicipite e da tempo ho ricominciato ad allenarmi in palestra. Quando ho saputo che i Grizzlies sarebbero passati in Prima Divisione ho pensato che avrei avuto un’opportunità per tornare a giocare; con Cristiano “Bacci” Gramigna ci siamo sentiti prima dell’estate prospettando questa opportunità che la dirigenza dei Grizzlies ha ritenuto giusto cogliere per sé e dare a me … ed ora eccomi qua, a preparare il prossimo campionato insieme ai miei nuovi compagni di squadra.

Adesso passiamo all’aspetto tecnico. Un’ottima carriera da OL in USA, adesso giocherai in difesa nella posizione di NG: hai già ricoperto questo ruolo in passato o sarà la tua prima volta in una linea difensiva?

Negli States siamo abituati sin da piccoli a ricoprire tutti i ruoli: non ci crederai ma prima di andare in High School giocavo quarterback. Al liceo ho sempre giocato sia in linea di difesa che in linea di attacco, concentrandomi solo nell’ultimo anno nel ruolo di guardia per avere maggiori possibilità di scelta da parte di un buon college. Anche nei South Carolina Bulldogs ho giocato spesso in linea di difesa, soprattutto in situazioni di short yardage.

Grazie per la disponibilità, ti lasciamo ai tuoi allenamenti, oltre ad augurarti un grande in bocca al lupo, ti auguriamo soprattutto di divertirti. C’è qualcosa che vuoi dire a qualcuno in particolare?

Vorrei fare a tutti i giocatori italiani esattamente lo stesso augurio che hai fatto a me: divertitevi! Approfittate dell’opportunità di poter giocare questo sport fantastico perché, anche se per voi oggi stare su un campo da football è dato per scontato, quando non lo avrete più vi mancherà da impazzire, come è accaduto a me.


Federico Falvo - Ufficio Stampa A.S.D. Grizzlies Roma AFT